Il cohousing è un’esperienza quotidiana di persone che hanno scelto di vivere insieme, come “vicinato elettivo” con servizi condivisi. Il cohousing è una forma di coabitazione nata negli anni ‘60 nei paesi scandinavi, che si è diffusa successivamente nel nord Europa. Il  cohousing unisce all’abitazione privata il vantaggio di avere servizi e spazi condivisi (spazi per la socialità o il ritrovo, micronidi, palestre, orti e giardini, laboratori, biblioteche, piscina, ecc.).

Un tipico progetto di cohousing è caratterizzato in insediamenti dalle 20 alle 40 unità abitative, ma se ne stanno realizzando anche con un numero di nuclei familiari minori (5 o 6 famiglie). Indipendentemente dal numero di partecipanti, ogni progetto di cohousing ha delle caratteristiche comuni che lo identificano come tale e lo rendono profondamente diverso da soluzioni apparentemente simili (cooperative edilizie, condomini, villette a schiera, ecc.). Queste caratteristiche possono essere schematizzate in:

vicinato elettivo: le persone si scelgono; scelgono di formare un gruppo con una visione dell’abitare e del vivere comune e condiviso;

progettazione partecipata: i futuri cohouser definiranno e progetteranno gli spazi comuni che vorranno condividere e gestire insieme;

gestione: i cohouser si amministrano direttamente e si occupano di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni;

sicurezza: il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, grazie alla socialità e alla collaborazione che è alla base di queste comunità;

spazi comuni: gli spazi progettati come comuni facilitano i rapporti di vicinato e aumentano il senso di appartenenza ad una comunità.

In sintesi, il cohousing permette di coniugare i benefici derivanti dalla condivisione di alcuni spazi, con la propria individualità, la privacy e l’indipendente gestione dei propri spazi e della propria vita.

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